Struttura della relazione del gruppo “Progettazione” e indicazioni metodologiche per la stesura della relazione. Maggio 7, 2008
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Darò di seguito una descrizione di come potrebbe essere impostato il lavoro, delle tematiche che dovrebbero essere oggetto del nostro lavoro e dei contenuti di ciascun capitolo.
Le aree tematiche che propongo, e che costituiranno i capitoli della relazione che dovremo preparare, costituiscono la bozza di questo primo indice (in attesa di quello che fornirà la regione) e sono quattro:
1. Percorsi formativi
2. Trasferimento tecnologico
3. Laboratori a cielo aperto
4. Area internazionale.
1. Percorsi formativi. Questo capitolo dovrà descrivere le figure professionali che saranno “gestite” dal polo a livello formativo. L’individuazione delle figure di cui sopra sarà oggetto del lavoro del gruppo sui “Fabbisogni”. Il Prof. Cassone ci aggiornerà costantemente sull’avanzamento del gruppo di lavoro e sui risultati ottenuti che ci invierà. In prima istanza vi invio la relazione relativa ad uno studio sui fabbisogni condotto dall’Università di Alessandria, che il prof. Cassone ha mandato al gruppo “Fabbisogni” come base di partenza. Per facilitarvi la lettura, ho estratto un paio di pagine che forniscono i dati fondamentali relativi al settore Trasporti e Logistica. Come potete osservare da tale sintesi, sono poche le figure individuate:
- Coordinatore di movimento
- Operatore di gestione dei trasporti
- Tecnico della logistica del trasporto merci
- Operatore di movimentazione/magazzini
- Autista
- Operatore polivalente
- Manutentore meccanico
e, come riporta la relazione: ” … la figura professionale con il punteggio finale più elevato è il coordinatore di movimento (con 21/60). Seguono l’operatore di gestione dei trasporti (con 14/60) ed il tecnico della logistica del trasporto merci e gli autisti.”
Questo elenco comprende solo alcune delle figure professionali operanti nel settore dei trasporti e, quindi, dovrà essere ampliato per comprendere anche il trasporto passeggeri.
A tale proposito, consiglio di fare riferimento allo “Studio di fattibilità” preparato per il bando e in possesso di tutti, dove a pag. 11 sono elencate diverse figure professionali che possono essere utilizzate come base di partenza.
Desidero sottolineare che dovremmo considerare tutti i modi di trasporto presenti nella nostra regione: stradale, ferroviario, aereo e su vie d’acqua interne (laghi e fiumi/canali), con, ovviamente, particolare attenzione ai settori maggiormente presenti ed importanti, strategicamente parlando, nel nostro territorio regionale. L’aspetto prioritario sarà, inoltre, di far emergere i fabbisogni latenti e quelli che latenti non sono ancora, ma diventeranno tali nel prossimo futuro, non dimenticando che viviamo, ormai, in un mondo globalizzato e che non possiamo prescindere da cosa accade “altrove”, in particolare nel settore dei trasporti.
Fatte queste premesse, la metodologia di lavoro deve prevedere un obiettivo principale che delinei il target che ci poniamo sia in termini di formazione (tipologia di competenze) sia di utenza della stessa, le fasi organizzative della formazione ed i risultati che intendiamo ottenere con le relative ricadute sul territorio.
Obiettivo. Il nostro obiettivo principale dovrebbe essere di fornire un’educazione di elevata qualità a persone aventi diversi livelli di crescita scolastica e professionale, con una forte valenza europea, attraverso una formazione “ad hoc” per diverse figure professionali.
A tal fine è fondamentale prevedere una possibile classificazione delle figure professionali, individuate sulla base di quanto detto sopra, in funzione della formazione per esse prevista, sia in termini organizzativi che di contenuto, che comporteranno “un’utenza” di diverse età e preparazione culturale/professionale di base:
a. obbligo formativo (post scuola media);
b. formazione post-diploma (ex IFTS);
c. formazione per i lavoratori di aziende del settore trasporto, sia passeggeri che merci (formazione continua).
Personalmente, non ritengo che dovremmo occuparci del punto a., anche se se ne era accennato nella riunione del 16 aprile. Ovviamente una vostra opinione è molto gradita per capire come orientarci.
Il punto c. rappresenta la sfida più difficile, anche se permette maggiormente di progettare percorsi innovativi e con valenza internazionale, e sta diventando cruciale ai fini di una riqualificazione di persone che già lavorano a diversi livelli di responsabilità in azienda o negli enti pubblici. In questo caso, l’obiettivo di elevata qualità della formazione dovrebbe tradursi nei seguenti aspetti:
- l’acquisizione degli elementi delle discipline di base come la matematica e la statistica per affrontare la complessità e gestire un sistema complesso (es. il sistema dei trasporti). Questa parte la si può considerare trasversale e comune a tutte le figure professionali perché fornisce una solida base per affrontare le tematiche più diverse;
- l’acquisizione di conoscenza specifica, ad alto livello, attraverso corsi di tipo specialistico, es. a livello di master, di dottorato, ecc. sulle tematiche dei trasporti. Questa parte si traduce nella definizione di una serie di percorsi formativi specialistici per figure molto specifiche. Un esempio: una figura esperta nella valutazione degli impatti causati dalla catena logistica che dovrà saper utilizzare strumenti come l’analisi costi benefici, l’analisi multicriteri, la “life cycle analysis”, ecc.) e dovrà essere in grado di supportare le scelte aziendali strategiche;
- l’acquisizione di esperienza nella gestione dei progetti, nel lavoro di gruppo e nella capacità di integrazione della conoscenza di diverse discipline attraverso corsi di tipo specialistico (teoria e laboratori);
- l’apprendimento di tecniche mirate alla gestione delle discussioni dove vi sono molteplici e contrastanti punti di vista, per risolvere i conflitti e trovare buone soluzioni di compromesso;
- l’acquisizione di esperienza nella comunicazione e nella capacità di dialogo con gli “stakeholders” e nella comprensione del punto di vista altrui per poterlo tradurre in un problema da risolvere.
2. Trasferimento tecnologico. Questo punto è molto “interpretabile” e, dunque, proverò a dare ad esso anche un’accezione europea, laddove, quando si parla di “transfer of knowledge”, si intende il trasferimento di competenze, know how e tecnologie da ricercatori esperti ad altri meno competenti nella materia specifica o, anche, a giovani ricercatori.
Nel nostro caso possiamo intendere il trasferimento tecnologico come attività del polo diretta a:
- contribuire al passaggio di conoscenze da università ad aziende, attraverso il finanziamento di assegni di ricerca per giovani studiosi che possano sviluppare la propria attività di ricerca in azienda,
- favorire anche la nascita di professionalità che possono fare del polo una sorta di “incubatore” per nuove aziende che opereranno nel settore dei trasporti in “nicchie” ad elevato contenuto tecnologico, ma anche di forniture specialistiche di servizi. In questo caso dovremmo individuare queste “nicchie” e le professionalità necessarie.
Tornando alla valenza più europea del trasferimento di conoscenze, questo potrebbe avere uno scopo preciso: il trasferimento della conoscenza implicita (sottintesa). La conoscenza ha luogo in un “continuum”, da quella esplicita a quella implicita. Ad un estremo del continuum c’è la conoscenza che può essere espressa in procedure, fasi, checklist – la conoscenza esplicita. All’altro estremo c’è la conoscenza che risiede, principalmente, nella “testa” delle persone – la conoscenza implicita.
La conoscenza esplicita è relativamente semplice da cogliere ed immagazzinare in banche dati e documenti ed è condivisa con semplicità ed accuratezza.
La conoscenza esplicita può essere:
- strutturata: elementi individuali organizzati in un modo particolare o secondo uno schema per essere recuperati in futuro. In tal caso include documenti, basi dati e fogli di calcolo;
- non strutturata: l’informazione contenuta non è strutturata per il recupero, ad esempio messaggi di posta elettronica, immagini, corsi di formazione e selezioni video ed audio.
La conoscenza implicita è quella che le persone hanno nella loro testa ed è, perciò, di difficile accesso. Spesso, le persone non sono consapevoli della conoscenza che hanno o di quanto essa possa essere di valore per altre persone. La conoscenza implicita è considerata di maggior valore perché fornisce un contesto culturale di valore per le persone e per la nascita di idee ed esperienze. Il trasferimento effettivo della conoscenza implicita richiede in genere un “forte ed ampio” contatto personale e fiducia.
Il polo dovrebbe favorire e supportare il trasferimento della conoscenza implicita dalle persone che hanno una maggiore esperienza (li chiameremo “senior”) a quelle che ne hanno meno ed ai giovani. Dato che uno degli obiettivi è di integrare tra loro le diverse discipline coinvolte nel settore dei trasporti e superare eventuali frammentazioni, le persone esperte dovranno provenire da diverse discipline e dovranno agire in modo da seguire un duplice approccio:
- in modo “collettivo” dove sono presenti contemporaneamente tutti, “senior” e non, durante incontri periodici (es. una settimana per due volte all’anno: summer and winter schools). Lo scopo è promuovere la sinergia tra i “non esperti” e provare a facilitare l’integrazione dei diversi punti di vista attraverso l’esperienza dei “senior”;
- in modo “solitario”, durante brevi periodi di apprendimento dei “non esperti” presso l’azienda o la sede di lavoro dei “senior”. In questo caso lo scopo è di rafforzare la competenza dei “non esperti” attraverso l’esperienza dei “senior”.
Vi sono diversi modi per identificare, immagazzinare e trasferire la conoscenza. Alcune strategie funzionano meglio in sessioni “collettive” (il primo dei due approcci descritti sopra) che in sessioni “solitarie” (secondo approccio) ed alcune hanno buoni esiti in entrambi i casi. Si possono indicare alcuni modi di procedere:
“ per le sessioni “collettive”:
- interviste ad esperti: sessioni dove i “senior” considerati esperti in un determinato settore, programma, politica o procedura, ecc. incontrano i “non esperti” per condividere la loro conoscenza e competenza;
- giochi di apprendimento: queste attività di apprendimento strutturate sono utilizzate per rendere l’apprendimento divertente e più efficace e per fornire un’analisi e revisione del materiale già presentato, sia per rafforzare l’apprendimento, sia per valutare l’entità dello stesso;
- verifica delle lezioni apprese: queste verifiche costituiscono un modo per identificare, analizzare e catturare la conoscenza ed esperienza trasmesse, per capire cosa ha funzionato bene e cosa deve essere migliorato, in modo che gli altri imparino da queste esperienze. Per avere il massimo “impatto” le verifiche dovranno avere luogo subito dopo il seminario/school ed i risultati condivisi in modo immediato tra coloro che trarranno beneficio dalla conoscenza acquisita;
“ per le sessioni “solitarie”:
- guida (mentoring): nelle sessioni di “guida/consulenza”, una persona con grande esperienza (mentor) è messa in relazione con un’altra con minor livello di esperienza/conoscenza (protégé) con lo scopo di svilupparne o rafforzarne le competenze;
- racconto (storytelling): questo comporta la costruzione di esempi inventati (immaginari) od il racconto di fatti di lavoro/ricerca reali per illustrare un aspetto specifico e trasferire la conoscenza in modo efficace. Una storia di lavoro/ricerca è un racconto dettagliato di azioni legate alla gestione (management), ad interazioni tra lavoratori/ricercatori durante il loro lavoro o ad altri eventi/fatti che avvengono all’interno dell’azienda o istituto di ricerca. Se ben utilizzati, questi racconti diventano un potente strumento di trasformazione all’interno delle organizzazioni lavorative (siano esse aziende, università, istituti di ricerca).
I “non esperti” beneficeranno delle sessioni di cui sopra perché acquisiranno le competenze complementari nel gestire la propria attività lavorativa o di ricerca e nel risolvere i problemi (problem solving) sia dal punto di vista “scientifico” che “operativo”.
Nel contempo i “senior” rafforzeranno la loro capacità comunicativa nel trasmettere ad altri la propria esperienza e provando ad aiutare i “non esperti”. Inoltre, durante le sessioni “collettive”, essi miglioreranno la loro capacità di parlare in pubblico di fronte ad un largo uditorio come anche la capacità di essere chiari, semplici ed efficaci. Infine, la loro esperienza può ulteriormente aumentare grazie alla conoscenza di altri settori e di modi diversi di lavorare in realtà diverse dalla propria.
3. Laboratori a cielo aperto. Questo capitolo è dedicato alla progettazione, all’interno del polo, di uno o più “laboratori” in cui sperimentare sul campo tecniche apprese, ma anche apprendere dall’interazione con la realtà. Alcuni esempi possono chiarire lo scopo di questo strumento.
Relativamente ad un argomento oggi di grande importanza ed attenzione, quale la mobilità sostenibile, si potrebbero scegliere sul territorio dei luoghi in cui mettere in atto delle sperimentazioni e poi monitorarne gli effetti. Un’azienda che dovrebbe sviluppare un piano mobilità casa-lavoro potrebbe dare spazio ad alcune persone in formazione per studiare la situazione della mobilità dei dipendenti dell’azienda e formulare un piano che ne razionalizzi gli spostamenti. Tale piano dovrà essere concepito nell’ottica di un risparmio energetico e di una riduzione delle emissioni inquinanti e del rumore prodotto dagli spostamenti attuali.
Un altro esempio potrebbe prevedere, in ambito urbano, l’adozione all’interno di un quartiere, di una particolare politica di trasporto (interventi di traffic calming, politiche di pricing, ecc.), la relativa progettazione e messa in atto ed il successivo monitoraggio dell’intervento per comprendere gli effetti prodotti in termini di miglioramento della vivibilità della zona (meno inquinamento, rumore, incidenti, ecc.).
Un altro esempio ancora potrebbe riguardare la razionalizzazione della movimentazione e distribuzione delle merci dai fornitori ai centri intermodali e, da questi, ai fruitori finali (city logistics).
I gruppi di lavoro potranno mettere in pratica ciò che hanno appreso dalla formazione mediante corsi e i iniziare ad acquisire un’esperienza sul campo, che potranno poi condividere con altri colleghi ancora “in formazione”, al termine del laboratorio.
4. Valenza internazionale del Polo. Questo capitolo dovrebbe prevedere sia un’esportabilità delle procedure di formazione adottate, ma soprattutto garantire uno scambio con l’estero di studenti e/o figure professionali in formazione. La presenza nel Polo dell’INRETS (Insitut National de Recherche sur les Transport et leur Securité) può garantire una prima apertura verso il mercato francese della formazione e delle aziende e permettere lo scambio di “studenti” attraverso sessioni di formazioni (es. seminari) e stage all’estero.
Data la struttura dei quattro capitoli descritti sopra, ed in attesa dell’indice definitivo da parte della regione, vi chiedo di fare un “brainstorming” e di darmi il vostro contributo su ciascuno dei quattro capitoli, in termini di:
- categorie delle figure professionali (siete d’accordo con quanto ho proposto ?);
- prime idee delle figure professionali di cui vogliamo progettare il percorso formativo (prendendo come input il lavoro del gruppo progettazione e proponendo anche nuove figure, se lo ritenete);
- prime idee dei percorsi formativi che vogliamo progettare per le figure di cui sopra. Ho proposto uno schema che prevede un percorso di base comune (discipline di base) e, poi, corsi specifici molto specialistici su tematiche circoscrivibili, in modo che possano essere non troppo lunghi, ma molto mirati. In tal modo possono essere scelti come da un menù. Vorrei avere la possibilità di costruire percorsi brevi e semplici, ma anche percorsi più articolati che utilizzano più “moduli” (quelli molto specialistici) per formare una figura professionale di più ampio respiro e, dunque, più versatile;
- prime idee sul trasferimento tecnologico. Condividete il mio approccio ? Ne volete suggerire altri ?;
- prime idee sui laboratori. Se siete d’accordo con l’impostazione potete suggerire alcuni temi che possiamo iniziare a progettare in forma di laboratorio;
- prime idee sull’area internazionale. Come vorreste svilupparla ?
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